Bombardamento di Dalmine

Bombardamento DalmineUn silenzio irreale avvolse il frenetico stabilimento della Dalmine S.A. il 6 luglio 1944: le officine dove non ci si fermava mai, dove si lavorava duramente nella speranza che la guerra potesse finalmente finire, furono il bersaglio di una durissima azione militare.
Gli aerei degli Alleati attaccarono le acciaierie con un’operazione che passerà alla storia con il nome di “bombardamento di Dalmine”: da Foggia partirono 27 aerei e i 26 che sorvolarono la Dalmine (uno era rientrato in anticipo) sganciarono, alle ore 11, nel pieno della giornata lavorativa, 77 ton di bombe (circa 500 libbre e 50 pacchi di nichel) da 23.000 piedi di altezza.
Il bilancio del bombardamento di Dalmine fu pesantissimo: i morti furono complessivamente 278 (244 dipendenti della Dalmine, 13 di altre aziende e 21 civili) mentre i feriti oltre 800.

Bombardamento di Dalmine, cosa accadde?

Le Officine Mannesmann (nome con cui era anche nota la Dalmine) costituivano un centro nevralgico della produzione bellica: nominate sin dal 1939 “Stabilimenti Ausiliari” e, quindi, soggette alla particolare normativa vigente per le industrie belliche del Paese (ad esempio, i dipendenti erano tenuti al massimo riserbo sulle notizie legate alla difesa nazionale), le acciaierie producevano proiettili (si stima 9000 ton al mese), collettori per caldaie marine e serbatoi, ogive per siluri. La produzione, dal 1943, veniva distribuita fra Germania e Italia: insomma, da qui partivano molti pezzi che alimentavano la guerra che stava devastando l’Europa intera.
Ben si comprende, quindi, l’attenzione di Alleati per fermare questa macchina da guerra: dopo vari sabotaggi falliti, si optò per il bombardamento che ebbe risvolti così tragici anche per il mancato allarme diramato.
Infatti, ai tempi il Centro Informazioni Germanico di Milano tendeva a dare l’allarme di un attacco solo quando questo fosse imminente: il motivo era per evitare inutili rallentamenti produttivi negli stabilimenti bellici (come la Dalmine, appunto).

Per questo, quindi, alla Dalmine l’allarme venne diramato troppo tardi, quando ormai l’attacco era stato compiuto e decine e decine di corpi giacevano senza vita a terra, con i rifugi antiaerei di capienza 12.000 persone inutilmente vuoti.
La popolazione colpita puntò subito il dito contro le Autorità tedesche e la Direzione, accudandole di non aver fatto suonare la sirena per non interrompere la produzione, rendendo così il bilancio finale del bombardamento di Dalmine ancora più tragico.
I giorni successivi al bombardamento videro un susseguirsi senza tregua di allarmi e sirene, lentamente la situazione tornò alla normalità; sebbene, nei mesi successivi, lo stabilimento Dalmine fosse ancora al centro del mirino, le operazioni militari messe in atto furono fortunatamente decisamente meno infauste.

Tuttavia, nella memoria collettiva il bombardamento di Dalmine è sempre rimasta una piaga aperta: ai tempi, moltissime persone persero parenti, amici e conoscenti nell’attacco; per questo, a oltre 70 anni dal bombardamento di Dalmine, non ci sono solo le cerimonie ufficiali a ricordarci questa tragica pagina di storia locale, ma c’è la viva voce degli anziani che ricordano quei giorni come fosse ieri e testimoniano la tragicità degli eventi.
Se avete voglia di leggere qualche testimonianza, potete andare qui , qui  e qui.

Alcune foto d’epoca e un accurato resoconto lo trovate qui

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