De sura, de sota: Bergamo – lo sappiamo bene – è molto più di questo e, articolo dopo articolo, abbiamo imparato tante cose sulla Bergamo di oggi. Eppure, ci sono tantissime altre cose da vedere, da scoprire e da apprendere sulla Bergamo di ieri e dell’altro ieri (Bergomum): abbiamo realizzato solo ora che, ahinoi, abbiamo dato poco spazio a quest’aspetto e che è giunto il momento di rimediarvi.
Evitiamo di seguire un’accademica lezione da enciclopedia sulla storia di Bergamo (per quello c’è Wikipedia!) ed entriamo subito nel vivo (gasp!): le necropoli della Bergamo romana.
Ai tempi, Bergomum (questo il nome della Bergamo romana) era nettamente divisa fra la città dei vivi e la città dei morti.
La città dei vivi è ovviamente individuata nel centro storico di Città Alta, mentre le città dei morti (le necropoli, appunto) erano situate al di fuori. In particolare, sono state individuate tre necropoli principali che sorgevano ai lati delle strade.
Le necropoli
Si tratta della necropoli nei pressi di via Porta Dipinta, lungo la strada per Brescia, della necropoli nei pressi di via Sant’Alessandro, sulla direttrice per Milano, e della necropoli situata fuori nell’attuale zona di via Borgo Canale, sulla via per Como.
Le necropoli in età romana non erano delle strutture a sé stanti come i nostri attuali cimiteri, ma erano delle aree, al di fuori del centro abitato, dove venivano inumati i defunti con eventualmente delle costruzioni attorno per celebrarli.
Naturalmente, quanto maggiore era il prestigio, la ricchezza del defunto tanto più grande, imponente e sfarzosa era la tomba. Il defunto, in età romana, veniva cremato sulla pira funeraria, che si teneva nei pressi delle necropoli; le sue ceneri venivano poste in dei vasi (cinerari) e poi adagiate nella terra.
Nella stessa buca, o in un’altra molto vicina, venivano interrati anche degli oggetti personali che oggi ci permettono di ricostruire molti aspetti della vita di allora.
La tomba della “Signora di via degli Orti”
Ad esempio, nella tomba conosciuta come quella della “Signora di via degli Orti” il corredo funerario, oggi esposto al Museo civico arecheologico di Bergamo, è indice di un livello sociale molto elevato della defunta: fra gli oggetti, è stato rinvenuto un balsamario a forma di uva che conteneva oli e profumi prodotti in Oriente.
All’interno della tomba è stata rinvenuta anche una fibula e una pinzetta cosmetica, simile a quella in uso oggigiorno.
Nella necropoli di Borgo Canale sono state trovate anche numerose lapidi funerarie, le cui dimensioni erano sempre piuttosto importanti perché le iscrizioni venissero lette dai passanti e la memoria dei defunti mantenuta viva.
Fra le varie lapidi, troviamo ad esempio quella di un liberto che, riscattata la propria posizione personale ed economica, aveva voluto ricordare il proprio padrone nella lapide, o quella di un mercante (“negotiatori”) che si distingue per la ricchezza delle decorazioni.
Il lapidario
Queste e altre lapidi sono esposte al Museo archeologico di Bergamo; qui, troviamo lapidi rinvenute sia nelle necropoli di via Moroni/Sant’Alessandro che nella provincia. Esposte nella sala lapidario, ce ne sono diverse, fra le quali quella trovata a Grassobbio che, nell’ultima riga, riporta la sigla H.M.H.N.S. che indicava l’utilizzo esclusivo della lapide per i defunti che l’avevano commissionata, senza possibilità per gli eredi di utilizzarla.
Altri reperti funerari della Provincia di Bergamo molto interessanti sono il busto funerario di Fornovo San Giovanni che si distigue per il suo realismo: rughe e segni del tempo vengono fedelmente riprodotti, senza operazioni di ringiovimento o alterazione dell’aspetto fisico del defunto.
Oltre alle lapidi, meritevoli sono i corredi funerari di due donne, rinvenuti a Casazza e a Zanica, entrambi rivelano lo status sociale abbastanza elevato delle defunte: boccette con oli e profumi, ma anche anelli di ambra e recipienti in vetro soffiato (Casazza), così come specchi, e oggetti di utilità quotidiana (ago e coltello) a dimostrazione dell’attenzione e della cura della casa della defunta (Zanica).